Fondi speculativi

Boom degli hedge fund incentrati sui criteri ESG

Foto di Zac Wolff (@zacwolff) su Unsplash

La crescita degli hedge fund orientati ai criteri ESG riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui gli investitori valutano il rischio. Con un patrimonio globale dei fondi ESG stimato a circa 1.435.000 miliardi di dollari, le considerazioni relative alla sostenibilità hanno assunto un ruolo sempre più centrale nell'allocazione del capitale. Gli hedge fund stanno reagendo a questa tendenza, ma la transizione si sta rivelando più complessa del semplice fatto di aggiungere un'etichetta ESG a una strategia esistente.

Per anni, gli hedge fund sono stati associati principalmente ai rendimenti assoluti, al trading tattico e alla capacità di generare profitti sia nei mercati al rialzo che in quelli al ribasso. Le conseguenze ambientali o sociali raramente occupavano un posto di rilievo in tale mandato.

Da allora le aspettative degli investitori sono cambiate. L'esposizione ai rischi climatici, le pratiche relative alla catena di approvvigionamento, gli standard lavorativi e la governance aziendale sono sempre più considerati non solo come questioni etiche, ma anche come fattori in grado di influenzare le valutazioni, i costi di finanziamento e la performance a lungo termine.

Gli investitori istituzionali hanno esercitato un'influenza particolarmente marcata. I fondi pensione, le compagnie assicurative e i fondi sovrani si aspettano ormai che i gestori patrimoniali spieghino in che modo i rischi legati alla sostenibilità vengono individuati, misurati e integrati nelle decisioni di investimento.

Dall'esclusione all'analisi attiva

I primi approcci all'investimento responsabile si basavano spesso su criteri di esclusione. I fondi evitavano settori quali quello del tabacco, delle armi o del carbone termico, solitamente in risposta a linee guida etiche o a richieste degli investitori.

Il Fondo Pensione Globale del Governo Norvegese è diventato un esempio di spicco. Le sue decisioni di escludere o disinvestire dalle società che violavano i suoi standard etici hanno dimostrato come un grande gestore patrimoniale possa utilizzare l'allocazione del capitale per influenzare il comportamento aziendale.

L'Accordo di Parigi del 2015 ha dato ulteriore slancio a questo processo. Le istituzioni finanziarie hanno subito pressioni crescenti affinché valutassero se i propri portafogli fossero in linea con la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Gli hedge fund hanno affrontato la questione in modo diverso rispetto ai gestori di fondi "long-only". Le loro strategie possono includere vendite allo scoperto, derivati, leva finanziaria e rapidi cambiamenti nell'esposizione. Ciò rende più complessa la classificazione ESG, ma crea anche opportunità che i fondi convenzionali potrebbero non avere.

Un hedge fund può, ad esempio, assumere posizioni lunghe su società che si prevede beneficeranno della transizione energetica, mentre vende allo scoperto quelle le cui valutazioni non riflettono adeguatamente i rischi normativi, ambientali o di governance.

Bridgewater Associates è stata indicata come uno dei principali hedge fund che integrano i criteri ESG in alcune fasi del proprio processo di investimento. Il suo approccio riflette una tendenza più ampia: i dati sulla sostenibilità vengono sempre più considerati come elementi aggiuntivi nell'analisi macroeconomica, aziendale e di portafoglio, piuttosto che come una categoria di investimento a sé stante.

I beni aumentano, le definizioni divergono

Il patrimonio gestito secondo criteri ESG è cresciuto di oltre il 20% all'anno, sostenuto dalla domanda proveniente da investitori istituzionali e privati. Circa l'80% degli investitori istituzionali tiene ora conto dei criteri ESG almeno in alcune decisioni di investimento.

Questi dati indicano una diffusione capillare. Non indicano tuttavia l'adozione di una metodologia comune.

Un fondo può concentrarsi sulle emissioni di carbonio. Un altro può attribuire maggiore importanza all'indipendenza del consiglio di amministrazione, alle pratiche lavorative o all'esposizione ai cambiamenti normativi. Le agenzie di rating possono giungere a conclusioni nettamente diverse riguardo alla stessa società, poiché utilizzano dati, definizioni e sistemi di ponderazione diversi.

Anche le affermazioni secondo cui gli hedge fund orientati ai criteri ESG registrano rendimenti superiori rispetto ai fondi tradizionali richiedono un'attenta interpretazione. Alcuni studi associano l'integrazione dei criteri ESG a una minore volatilità e a controlli più rigorosi sul rischio. La performance dipende tuttavia dal periodo preso in esame, dalla strategia sottostante e dai criteri utilizzati per definire un fondo ESG.

Un fondo long-short incentrato sulla tecnologia e un fondo macro globale possono entrambi definirsi orientati ai criteri ESG pur avendo esposizioni molto diverse. L'etichetta di per sé rivela ben poco su come le considerazioni di sostenibilità influenzino la costruzione del portafoglio.

La regolamentazione fa aumentare il costo dell'ambiguità

La normativa europea ha imposto ai gestori patrimoniali di fornire maggiori dettagli sulle dichiarazioni relative alla sostenibilità. Il regolamento dell'UE sulla divulgazione di informazioni relative alla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) impone agli operatori dei mercati finanziari di rendere note le modalità con cui vengono considerati i rischi legati alla sostenibilità e la classificazione dei prodotti con caratteristiche ambientali o sociali.

L'obiettivo è migliorare la comparabilità e contrastare il greenwashing. In pratica, le norme hanno anche messo in luce la difficoltà di tradurre obiettivi di sostenibilità generici in indicatori di investimento coerenti.

Per gli hedge fund che operano in più giurisdizioni, la conformità normativa rappresenta una sfida particolarmente impegnativa. Gli standard normativi variano tra l'Unione Europea, il Regno Unito, gli Stati Uniti e i mercati asiatici. Una strategia promossa come sostenibile in una giurisdizione potrebbe dover soddisfare requisiti di informativa diversi in un'altra.

È probabile che un esame più approfondito permetta di distinguere i fondi che dispongono di processi ESG consolidati da quelli che si basano principalmente su slogan di marketing. Gli investitori si aspettano sempre più spesso prove concrete: dati sulle emissioni a livello di portafoglio, resoconti delle votazioni, politiche di engagement e spiegazioni chiare su come le informazioni ESG influenzano le operazioni di trading.

I dati rimangono l'anello debole

La qualità dell'analisi ESG dipende in larga misura dalla qualità delle informazioni sottostanti. Le informazioni fornite dalle società sono spesso incomplete, di natura retrospettiva o difficili da confrontare. Le società private e gli emittenti dei mercati emergenti possono fornire dati ancora più scarsi.

L'intelligenza artificiale e l'analisi dei big data potrebbero colmare alcune di queste lacune. I fondi possono avvalersi di dati alternativi per monitorare le emissioni, le catene di approvvigionamento, le controversie normative o i cambiamenti nell'opinione pubblica. L'elaborazione del linguaggio naturale consente di analizzare relazioni aziendali, documenti legali e fonti giornalistiche su una scala che sarebbe impossibile da raggiungere per i soli analisti umani.

Tuttavia, una maggiore quantità di dati non garantisce automaticamente decisioni migliori. I modelli possono amplificare le incongruenze presenti nei dati di partenza, confondere la correlazione con la causalità o attribuire un'importanza eccessiva a indicatori facilmente misurabili.

Un'azienda che redige relazioni dettagliate sulla sostenibilità può ottenere una valutazione più positiva rispetto a un concorrente meno trasparente, anche se le sue prestazioni ambientali effettive sono inferiori. La disponibilità di informazioni può quindi essere scambiata per la qualità delle prestazioni.

Una visione più ampia del rischio

I sostenitori dell'integrazione ESG sostengono che essa migliori l'analisi degli investimenti, in quanto tiene conto dei rischi che i modelli finanziari convenzionali tendono a trascurare. Le normative in materia di clima possono influire sul valore degli asset ad alta intensità di carbonio. Una governance carente può portare a frodi, contenziosi o un'allocazione errata del capitale. Le vertenze sindacali e le interruzioni della catena di approvvigionamento possono compromettere le attività operative.

Da questo punto di vista, l'analisi ESG non è separata dall'analisi finanziaria, ma ne costituisce un'estensione.

I critici ribattono che gli obiettivi ESG sono troppo generici, soggettivi e controversi dal punto di vista politico per poter costituire un quadro di riferimento affidabile per gli investimenti. Si chiedono inoltre se i gestori patrimoniali debbano perseguire obiettivi sociali che potrebbero non essere direttamente collegati ai rendimenti finanziari.

Per gli hedge fund, la risposta concreta potrebbe essere più circoscritta. Anziché cercare di risolvere ogni problema ambientale o sociale, i fondi possono concentrarsi su fattori di sostenibilità che rivestono rilevanza finanziaria per una determinata società, un settore o un comparto.

Questo approccio è meno ambizioso, ma potenzialmente più credibile. Esso collega l'analisi ESG a rischi identificabili, flussi di cassa previsti e prezzi di mercato.

La fase successiva sarà meno clemente

Nei prossimi tre-cinque anni, i criteri ESG sono destinati a diventare parte integrante delle attività di ricerca e di gestione del rischio degli hedge fund. La tecnologia migliorerà la rapidità e la portata delle analisi, mentre la normativa richiederà una maggiore precisione nelle informazioni fornite.

Il numero di fondi che utilizzano un'etichetta ESG potrebbe continuare a crescere. Lo sviluppo più significativo, tuttavia, sarà l'ampliamento del divario tra una classificazione superficiale e una vera integrazione.

I fondi dovranno dimostrare in che modo le informazioni sulla sostenibilità influenzano le decisioni di investimento. Gli investitori non si accontenteranno più di semplici impegni generici o di punteggi positivi dei portafogli. Chiederanno quali rischi siano stati individuati, in che modo siano state adeguate le posizioni e se la strategia abbia prodotto i risultati finanziari e di sostenibilità previsti.

Le aziende alla ricerca di capitali dovranno affrontare pressioni simili. Una governance più solida, piani di transizione credibili e una rendicontazione coerente potrebbero facilitare l'accesso agli investitori. Le affermazioni deboli o non verificabili rischiano maggiormente di essere penalizzate.

Gli hedge fund orientati ai criteri ESG stanno quindi entrando in una fase più impegnativa. La crescita del patrimonio ha consolidato il mercato. La prossima sfida consiste nel verificare se i gestori saranno in grado di tradurre le ambiziose aspirazioni in materia di sostenibilità in processi di investimento rigorosi, risultati misurabili e rendimenti che giustifichino le commissioni applicate.

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